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Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella
La chiesa ha ereditato il titolo da un’altra, antica, distrutta nelle demolizioni nel centro storico operate dal fascismo. Completata nel 1940, fu danneggiata dai bombardamenti del 1944

di Enrico Recchi

Ame piace considerare la zona della Circonvallazione Ostiense parte integrante del nostro quartiere ed è per questo che, volendo raccontare la storia delle Chiese della Garbatella, parto dalla più periferica: Santa Galla. Galla era una patrizia romana del VI sec. dC, figlia di Quinto Aurelio Simmaco, oratore scrittore e senatore romano fatto uccidere da Teodorico re degli Ostrogoti. La nobile romana nella sua vedovanza divenne famosa e popolare per l’assistenza profusa ai poveri, per la sua gentilezza e disponibilità nell’aiutare i più bisognosi.
Alle pendici del Campidoglio, non lontano dalla attuale Via Petroselli, venne così costruita una Chiesa, probabilmente proprio laddove c’era la casa della santa donna. In questa chiesa era conservata un’immagine della Vergine che sarebbe apparsa alla figlia di Teodorico mentre aiutava i poveri. L’immagine e la devozione per la santa vennero in seguito trasferite in un’altra Chiesa, quella di Santa Maria in Campitelli.
Tutta la zona venne ampiamente devastata dagli sventramenti del ventennio fascista per la costruzione della Via del Mare e dei nuovi edifici della ex Anagrafe nello stile razionalista dell’epoca ed oramai si era persa completamente memoria del vecchio tempio Cristiano dedicato alla Nostra.
Così nel 1940 si decise di costruire una nuova Chiesa che venne intitolata a Santa Galla, proprio ai margini della Garbatella.
Quando nel 1940 la chiesa venne completata, i palazzi che oggi vediamo allineati lungo la Circonvallazione non erano stati ancora costruiti e davanti la chiesa si ergevano solamente gli “Alberghi” di piazza Biffi. A fianco del nuovo edifico religioso però esisteva un edificio costruito come ospizio per persone anziane, che venne gravemente danneggiato durante il conflitto.
La memoria, ormai persa, della patrizia romana Galla e del suo soccorso ad anziani e bisognosi, fece sì che per molto tempo fu in uso il modo di dire che indicava all’interlocutore, magari avanti con gli anni e maldestro, la necessità di trasferirsi proprio nell’Ospizio di Santa Galla. “Ahò, ma nun sei bono a gnente. Devi proprio d’annà a Santa Galla!”.
Ma andiamo con ordine. La chiesa venne costruita appunto nel 1940 con a fianco un edifico che fungeva da ricovero per persone anziane. A quell’epoca con l’Italia in guerra, di povertà, nonostante i proclami del regime, ce n’era davvero tanta. In zona c’erano gli orti di guerra, dove la gente coltivava qualche verdura di stagione per aiutare la magra dieta domestica e c’erano le marrane, laghetti d’acqua alimentati dal fiume Almone, dove i ragazzini andavano a sguazzare e parecchi poveri a catturare le rane da mangiare o da vendere.
La costruzione della chiesa rappresentò, quindi, per tutti i cittadini della parte bassa della Garbatella una novità positiva. Messe, comunioni, cresime e matrimoni (il primo venne officiato nel 1941) e funerali potevano essere celebrati “vicino casa” senza doversi servire necessariamente di SS. Eurosia e Isidoro (San Filippo Neri venne costruita solo nel dopoguerra) o di S. Francesco Saverio o della Basilica di S. Paolo.

La giovane chiesa dovette presto però affrontare direttamente gli eventi bellici con i bombardamenti che colpirono la zona della Stazione Ostiense, obiettivo militare per eccellenza, e le case della Garbatella stessa.
La Garbatella, ovviamente,non era un obbiettivo militare, ma allora come oggi non esistevano bombe intelligenti capaci di selezionare cosa colpire. In particolare i bombardamenti del 1944 e quello terribile del giorno 7 marzo causarono morti e devastazione.
Tra gli altri, venne bombardato  anche l’Albergo Bianco dove c’erano la maternità e l’asilo nido, procurando diversi morti e feriti. In quell’occasione il parroco di Santa Galla, don Teocle Bianchi, si prodigò instancabilmente nel portare aiuto ai feriti e alle famiglie colpite.
Per quanto riguarda gli aspetti architettonici c’è da dire che il progettista fu Tullio Rossi che si rifece ai canoni classici delle costruzioni dell’epoca assai semplici.
La facciata è a capanna con il campanile sulla sinistra. Il tutto rivestito di mattoni.
Davanti alla chiesa è presente una struttura a portico aperto.
All’interno due file di colonne circolari dipinte dividono le tre navate. In alto sono presenti delle finestre quadrangolari che danno luce all’ambiente.
Il soffitto a capriate lignee richiama idealmente la tradizione paleocristiana a cui apparteneva l’antico edificio ai piedi del Campidoglio.
Da quell’antica chiesa proviene il cippo marmoreo che funge da altare. Altro elemento di riguardo è una tela seicentesca con “La visione di Santa Galla”. Da ricordare anche un altro elemento distintivo della chiesa: il grande organo, dalle bellissime sonorità, restaurato dal maestro organaio italo-francese Formentelli, acquisito nel 1985.
Passata la guerra, con la nascita dei palazzi della Circonvallazione Ostiense la chiesa ed il suo oratorio diventarono i catalizzatori sociali di tante famiglie e ragazzi. Io per primo ho trascorso tanti pomeriggi sui campi di calcio dell’oratorio o nelle salette sotto la chiesa, magari a giocare a ping-pong, (la mia famiglia si trasferì da una casa alle spalle di San Filippo Neri, dove ero nato, alla Circonvallazione Ostiense nel 1961). Insomma diverse generazioni di “garbatellari di periferia”, come potremmo definire gli abitanti della zona, sono cresciute sotto le cure di don
Vincenzo prima e don Antonio poi. Sì perché c’è da ricordare che a cavallo degli anni 70/80 abitare alla Circonvallazione Ostiense era un elemento che distingueva dalla popolare ed allora malfamata Garbatella e ci si pavoneggiava nell’affermare di non essere della Garbatella ma della Circonvallazione. Oggi invece il raggio di appartenenza sociale, con la Garbatella sugli scudi della moda, della TV e dei quotidiani, fa includere anche la moderna arteria stradale nel quartiere che più amiamo.
Ma per alcuni “tignosi” la questione resta aperta: la Circonvallazione Ostiense fa parte della Garbatella?
Io che sono per un pacifico e operoso “volemose bene” (anche se con i suoi distinguo) indirizzo le mie scarse energie verso altri impegni e propendo senza indugio per una Garbatella allargata ed accogliente.

Copyright  tutti i diritti riservati - Cara Garbatella Anno 13 - dicembre 2017

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