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2005

Non rivedrà più la luce l’ex affluente del Tevere degradato a fogna

Un sepolto vivo l’Almone fiume sacro della Garbatella

di Cosmo Barbato

Anni fa un fallito tentativo di risanamento. Ora tocca all’Acea separarlo dagli scarichi neri, ma al momento solo “esami della situazione e studio di progetti”. Qualche speranza? Tra un paio d’anni ...
Il territorio della Garbatella è attraversato, fin dai tempi geologici, da un fiume, l’Almone, originato dalla sorgente Ferentina che si trova ai piedi di Marino. Come quasi tutti i corsi che nascono nella zona dei Castelli, porta acqua minerale e, nel momento in cui entra nella Valle della Caffarella, si arricchisce dell’abbondante apporto della Fonte Egeria, la cosiddetta Acqua Santa di Roma. Taglia poi l’Appia Antica pressappoco all’altezza della chiesetta del Quo Vadis e si dirige verso il Tevere, di cui una volta era un affluente di sinistra, invadendo la profonda valle, nel tempo da lui stesso scavata, che si estende tra l’Aventino e i Colli di San Paolo, i rilievi questi ultimi sui quali sorge la Garbatella storica.Padre Guido Chiaravalli
Perché parliamo di “una volta”? Da quando in qua i fiumi spariscono? Giusto, il nostro fiume non è proprio sparito ma nel suo ultimo tratto è come se lo fosse. Scorre infatti a cielo aperto solo fino all’attraversamento dell’Appia Antica, dopo di che si ingrotta in un tunnel che lo inghiotte a partire dalla zona del Parco Scott, alle spalle di Piazza dei Navigatori. Caparbiamente però, pur scorrendo in galleria, continuava fino a qualche decennio fa a gettarsi nel Tevere. E usiamo ancora il passato, perché nel Tevere non gli è più consentito di sfociare. Ma allora, che fine fa?
Cominciamo col dire che l’Almone, per i romani antichi, era un fiume sacro, come testimonia lo stesso suo nome che richiama quello di un personaggio legato al mito dello sbarco di Enea, dopo la distruzione di Troia, sulle coste del Lazio. La sua sacralità si rafforzò nel corso della Seconda Guerra Punica quando, a partire dal 204 a.C., nelle sue acque il 27 marzo di ogni anno si svolsero riti di purificazione legati al culto della dea Cibele. In seguito il fiume, dopo aver irrigato per lungo tempo lussuosi giardini di una grande villa imperiale, venne usato per secoli a fini agricoli: per dare acqua ai campi, per abbeverare armenti, per muovere macine di frantoi e di mulini.
Incominciò ad essere utilizzato a fini industriali nei primi anni del secolo scorso, quando le sue acque presero ad alimentare una cartiera sull’Appia Antica; ma il suo declino prese l’avvio solo a partire dagli anni Venti, quando si procedette all’interramento del suo breve tratto finale, per consentire la costruzione della ferrovia Roma-Lido, che lo incrocia, e anche per fornire acqua alla ex centrale termoelettrica della Via Ostiense.
Tuttavia l’Almone continuò a sfociare nel Tevere, attraverso uno sbocco artificiale che si può osservare, oggi ahimè asciutto, traguardando dalla riva opposta del grande fiume. Ma le sue acque, ancora salubri, si andavano progressivamente guastando perché in esse furono sconsideratamente riversati gli scarichi della Garbatella, il quartiere che, a partire dal 1920, era in via di rapida espansione. Poi, alla fine degli anni Trenta, la costruzione della Via Imperiale (la Cristoforo Colombo), che attraversa il suo percorso, ne impose il totale interramento a partire dalla zona del Parco Scott. Tuttavia il colpo mortale il fiume lo ricevette nel dopoguerra quando fu colpevolmente tollerata l’immissione, lungo il suo tragitto, di innumerevoli scarichi abusivi, finché si giunse, incredibilmente, addirittura a disporre la confluenza in esso di pubblici collettori fognari, come quello del 4° Miglio. Risultato, le acque si inquinarono al punto che non fu più possibile riversarle nel Tevere. E allora, che farne? Semplice, si decise di deviarle nel grande collettore che si sviluppa sulla sinistra del Tevere, diretto al depuratore della Magliana. L’Almone da quel momento cessò di essere un affluente del Tevere.Padre Guido Chiaravalli
Tutto risolto? Neanche per idea. Pazienza che la Garbatella avesse perduto il suo fiume, dal momento che questo non poteva continuare ad attraversarne a cielo aperto il territorio, ma l’afflusso nel depuratore della Magliana di una massa così ingente di acqua (l’Almone ha una portata notevole) mise e continua a mettere in difficoltà l’impianto, costringendolo a un inutile logorante superlavoro. Così, agli inizi degli anni Novanta, si decise di porre mano al risarcimento dei danni sconsiderati prodotti nei decenni precedenti. Bisognava procedere alla separazione delle acque fognarie da quelle bianche del fiume: solo le acque nere sarebbero finite nel depuratore senza sovraccaricarlo, mentre quelle del fiume sarebbero tornate a sfociare nel Tevere.
Si trattava di un progetto complicato. Il tunnel originario, che è situato circa 15 metri sotto la Circonvallazione Ostiense, sarebbe stato relegato esclusivamente al trasporto delle acque nere, mentre le acque del fiume, dopo una complessa opera di risanamento lungo tutto il suo percorso, sarebbero state sollevate con un sistema di pompe e immesse in una nuova conduttura parallela, da collocare a una quota superiore. I lavori furono affidati a una ditta costruttrice che diede inizio a un grande scavo e alla posa di una grossa condotta metallica dal diametro di un metro: fu interrata lungo quasi tutto il tracciato della Circonvallazione Ostiense, al centro dei giardini. L’opera però dopo qualche mese si arrestò “sia per l’abbandono dell’impresa appaltatrice (fallita subito dopo l’assegnazione), sia per sopraggiunte difficoltà attinenti autorizzazioni da parte del Parco dell’Appia Antica”: questo è quanto ci riferisce l’Acea, subentrata però solo alla fine del 2002 nel servizio di fognatura comunale. Noi riteniamo che anche altri motivi abbiano consigliato di tergiversare per più di una dozzina d’anni: qualche riserva sulla validità del progetto, perplessità circa il costo elevato di una simile opera, dubbi sulla futura funzionalità di un impianto così complesso.
Appare chiaro che la Garbatella non potrà mai più riavere il suo fiume, che è condannato - risanato o no - a seguire un percorso sotterraneo. Dovremo dunque accontentarci di custodire un testimone della sua trascorsa esistenza, il ponticello ritrovato nel corso della recente sistemazione di Piazza Biffi, posto a sua decorazione come un monumento: era servito nei secoli scorsi per superare a piedi asciutti un piccolo affluente che pressappoco in quel punto sfociava nell’Almone.
La grotta della ninfa Egeria: è un ninfeo deI II secolo d.C. E la definitiva bonifica delle acque dell’Almone, perché possano essere nuovamente riversate nel Tevere, sia pure dopo un percorso sotterraneo? Non ci risulta sia imminente una ripresa dei lavori. L’Acea infatti, da noi interpellata, si limita a dichiarare che “la nostra Azienda ha esaminato la situazione nel suo complesso e ha programmato e avviato la progettazione di due ulteriori interventi per completare l’opera di risanamento idraulico ed igienico del fiume Almone”. Siamo dunque al livello di “esami della situazione” e di “avviamento di progetti”. Non viene fatto riferimento ad alcuna data. Più ottimista ci appare il progettista della complessa opera, l’ing.Maggi, che ha seguito la questione fin da quando, agli inizi degli anni Novanta, fu impostato il risanamento del fiume. Salvo imprevisti, qualcosa potrebbe cominciare a muoversi tra un paio d’anni. Chissà, forse un giorno l’Almone, risanato, pur se non rivedrà la luce potrà almeno tornare a ricongiungersi col padre Tevere.
La grotta della ninfa Egeria
A poca distanza dalla fonte dell’Acqua Santa, nella Valle della Caffarella un’altra sorgente si riversa nell’Almone. Proviene da una grotta trasformata in ninfeo, un lussuoso luogo di fresche delizie appartenuto a una ricca villa romana del II secolo d.C. Era stata di proprietà di Erode Attico, un colto e ricco nobile di origine greca che ebbe grande influenza presso la corte imperiale (fu precettore di Marco Aurelio). L’attribuzione della grotta alla ninfa Egeria, la mitica ispiratrice della legislazione di re Numa Pompilio, fu dovuta a un’errata interpretazione da parte degli antiquari del 1700. In fondo alla grotta si conserva ancora, purtroppo acefala, una rappresentazione scultorea del dio Almone.

 

Copyright tutti i diritti riservati - Cara Garbatella Anno 2 - Aprile 2005

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